Prende vita, dopo una lunga attesa, la Casa Rifugio Dechomai gestita dalla Cooperativa Sociale Onlus Alteya nel Comune di Ariccia, a indirizzo segreto. Dal greco δέχομαι, prendere con la mano, afferrare, ricevere in famiglia, dare ospitalità, sostenere. “Dèchomai… significa anche sentire e capire, per esempio le parole dell’ospite e i suoi bisogni”.

Mossa da questi desideri la cooperativa Alteya si è battuta, in questi anni, per ottenere l’autorizzazione della struttura, la prima casa rifugio nel territorio della procura di Velletri, che darà ospitalità a 12 donne sole o con figli a carico. La Casa Rifugio garantisce protezione e ospitalità alle donne, italiane o straniere, e ai loro figli minorenni, salvaguardandone l’incolumità fisica e psichica, per i tempi previsti dal percorso personalizzato, utilizzando una metodologia di accoglienza basata sulla valorizzazione delle risorse relazionali tra donne.

La casa rifugio ha l’obiettivo di offrire alle donne un luogo sicuro e protetto in cui sottrarsi a una spirale di violenza, in un luogo segreto in cui nessuno possa minacciarla o minare la sua convinzione, facendola ricadere nel vortice della violenza. Il progetto prevede, infatti, innanzitutto la messa in protezione della vittima, soprattutto ove si tratti di violenza domestica, tenuto conto della dipendenza di tali vittime, e spesso anche dei loro figli, dall’autore della violenza medesima; percorsi di supporto e sostegno materiale e psicologico, nonché percorsi finalizzati all’inclusione sociale e occupazionale delle vittime, onde garantire il recupero della fiducia nelle proprie capacità e la piena autonomia e indipendenza economica, attraverso percorsi formativi volti all’inserimento o al rinserimento lavorativo.

All’interno della Casa rifugio Dechomai le donne ospitate troveranno personale formato e preparato, capace di farsi carico anche della donna con disabilità attraverso una presa in carico multidisciplinare e globale. La struttura è accessibile e accogliente anche per la donna disabile, priva di barriere architettoniche e dotata dei servizi igienici adeguati. Gli arredi della struttura sono tali da consentire una comoda fruibilità, in considerazione della tipologia dell’utenza ospitata e possiedono requisiti che contribuiscono a rendere l’ambiente sicuro, confortevole e familiare, garantendo un’agevole manutenzione igienica.

L’esperienza che vanta Alteya nella gestione di servizi socio sanitari e socio assistenziali ha permesso, nel corso degli anni, di acquisire un know how e una sensibilità che rende possibile accogliere anche la persona con disabilità in una prospettiva che superi il mero assistenzialismo e che tenda all’integrazione reale e concreta. La gestione della vita quotidiana è in mano alle stesse ospiti in un rapporto di auto mutuo aiuto, in cui i limiti dell’una vengono superati dall’altra e viceversa. La condivisione di una medesima esperienza di violenza, seppur diversa nella forma, accresce nelle ospiti un senso di solidarietà e supporto reciproco. Riconoscere nell’altra un vissuto che è anche il proprio, rappresenta un sostegno e un incoraggiamento ad andare avanti. Dall’esempio dell’altra si trae una conferma che anche per sé è possibile il cambiamento e l’autonomia.

Altro fondamentale obiettivo del progetto è la realizzazione di un Servizio globale e multidisciplinare che si occupi di gestire tutti gli aspetti legati all’integrazione socio-lavorativa e all’inclusione della donna Vittima di violenza. Questo presuppone la progettazione e la realizzazione di percorsi individualizzati per ciascuna donna inserita nel Progetto, nell’ambito dei quali siano definiti i tempi, le modalità di attuazione, gli obiettivi e i criteri di verifica per la valutazione dei risultati conseguiti. Ciascuna Persona inserita nei percorsi avrà pertanto un proprio Progetto che, oltre a descrivere il piano delle attività previste, espliciterà gli obiettivi da conseguire, la tempistica e il sistema di valutazione e monitoraggio.

La Cooperativa Alteya ha già attivato, negli ultimi anni, una sperimentazione preordinata all’avvio ed al consolidamento di azioni integrate finalizzate allo sviluppo di una fattoria sociale orientata all’inclusione socio-lavorativa nel territorio di Roma e Provincia. In grande crescita negli ultimi anni, l’agricoltura sociale offre un modello di sviluppo multifunzionale e inclusivo, un nuovo concetto di welfare, “partecipato e rigenerativo”, fondato su un’intesa collaborazione tra strutture pubbliche, terzo settore e mondo agricolo. In tale spazio si potranno prevedere percorsi di formazione ed inserimento per le donne ospiti che oltre a garantire uno spazio occupazionale potranno gettare le basi per una futura competenza ed esperienza spendibile nel mondo del lavoro.

Inoltre, la Cooperativa svolge servizi socioassistenziali e sociosanitari per persone non autosufficienti ed organizza in accordo con enti di formazione accreditati corsi di preparazione per acquisire titoli professionali per lavorare in tale settore (Assistenti familiari, OSS, ecc). Tali opportunità presenti all’interno della struttura che ospita la Casa saranno fruibili direttamente, in base alle loro disponibilità, dalle donne ospiti e questo garantirà inoltre un percorso protetto di reinserimento socio-occupazionale integrato.
Alteya dispone anche di un CAF, con un’operatrice formata, che metterà gratuitamente a disposizione delle ospiti della struttura al fine di ottemperare a qualsiasi pratica burocratica necessaria (ISEE, richieste bonus, ecc).